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Virtual London coming soon

Nel mio post precedente ho parlato del Museo costruito in Twinity in occasione del 20° anniversario della caduta del muro di Berlino. La visita a questo museo mi ha fatto guardare con maggior interesse a Twinity e alle sue potenzialità. E così ho accolto con piacere l'invito a visitare Londra, non ancora aperta ufficialmente al pubblico.
Ecco le prime immagini scattate a Piccadilly Circus:



Ho la sensazione che i metaversi siano presentati spesso - talvolta dai loro stessi creatori - in modo riduttivo, come se si trattasse esclusivamente di piattaforme di gioco (e in alcuni casi, beninteso, è proprio così). Sono più propensa a considerarli luoghi a tutti gli effetti e ciascuno di essi ha caratteristiche proprie che sto cercando di osservare nelle mie esplorazioni.
In Twinity è permesso soltanto entrare, girare con il proprio avatar, interagire con gli altri tramite chat, partecipare agli eventi. Gli utenti non possono costruire, scambiare contenuti propri, e per chi proviene da Second Life o Open Sim questa è una grande limitazione. In altre parole: noioso, a meno che non ci sia qualcosa di particolarmente bello da vedere. Ed è proprio su questo punto, a mio parere, che deve essere raccolta la sfida. Twinity si propone come un duplicato della realtà. Ne abbiamo bisogno? Abbiamo bisogno di possedere una casa finta in una città lontana?
Forse no, però potremmo aver voglia di visitare una città lontana, di capire qualcosa della sua geografia e della sua storia. Credo che Twinity abbia le carte in regola per diventare una risorsa straordinaria a disposizione di chi si occupa di turismo e di insegnamento, senza rinunciare all'aspetto ludico che la rende più viva.
Proverò a fare un esperimento: una visita virtuale a Berlino, aiutandomi con una guida cartacea e vi farò sapere se funziona. E poi mi preparerò su Londra.

Era il 9 novembre 1989


Il muro di Berlino cadde quel giorno, dopo aver diviso una città per 28 anni.
Io ero soltanto una ragazzina. Ricordo soltanto le immagini delle persone vicine a un muro coperto di graffiti. C'erano delle guardie sopra il muro. E c'era un senso di euforia.
Allora capivo solamente che era successo qualcosa di importante, ma la mia testa non sentiva l'esigenza di chiedersi di più.

Sono stata a Berlino quando avevo 20 anni. Del muro non rimaneva quasi traccia. Su Potsdamer Platz si innalzavano le costruzioni di Renzo Piano e il cielo era trafitto dalle gru. Si costruiva ovunque.
La fisionomia degli edifici della Berlino Est erano ancora riconoscibili, ma, nonostante avessi studiato e mi fossi preparata per il viaggio, facevo fatica a capire come potesse un muro contenere parte di una città, cosa significasse essere murati nel proprio paese.

Sabato ho ricordato che la ricorrenza era imminente e sono tornata a Berlino in Twinity.
Per l'occasione la replica virtuale della città ospita un interessante museo all'aperto dedicato alla storia del muro, in parte ricostruito.
Entrando dai punti di accesso si viene proiettati nel 1989, prima del 9 novembre.
E non è bello quello che si vede.


Si cammina nella striscia della morte, quella terra di nessuno che separava la zona est della città dal muro, inavvicinabile. Angosciante.
Questo è quello che ho visto. Non è vero, ma lo è stato.